CORRIERE DELLA SERA - Venerdi' 31 Marzo 2006


leccisodelcentrosin

Questo articolo e' stato pubblicato sul Corriere della Sera di diversi giorni fa,
ma lo posto solo oggi perche sostanzialmente mi sono "rotta il cazzo" che non nego ma rivendico, di parlare di Luxuria e dei piccoli cascami di una falsa sinistra che ricorre ad ogni mezzuccio per resistere nel suo nulla.

Pero' mio malgrado qualche commento sono costretta a farlo.
Uno riguarda il lavoro differenziato e spesso contraddittorio tra titolisti e giornalisti..


Il titolo riporta "duello tra la drag queen candidata con la Rosa nel Pugno", che sarei io.
Bene, io non sono una drag queen, che e' una realta' ben diversa da quella transgender, e non sono candidata con la Rnp, ma la sto semplicemente appoggiando, anche molto, politicamente, senza farne pero' parte.

Sulla questione DQ, nella didascalia delle foto viene pero' specificato che Luxuria e' drag queen, e io sono transgender, e che non sono candidata, ma piuttosto sostengo la RnP.

Sempre il titolo:
Helena Velena: Luxuria una Lecciso dei poveri.

Non mi sarei mai permessa, per rispetto al concetto di poveri,
cosi' come non dico "porco dio" per rispetto ai maiali e gli altri animali,
di dire una cosa simile.
Quello che io ho dichiarato, riportato ocrrettamente sempre sul Corriere dellas Sera del giorno precedente, e' che Luxuria e'
"la Lecciso del centrosinistra" o piu' specificamente:
"
La Lecciso del centro sinistra a quanto pare, per coprire il suo totale vuoto programmatico, e la assoluta mancanza di un pensiero che sia uno, di sinistra, pensa di costruirsi una credibilita' soltanto come novello "martire dei froci".

ok, continuiamo:

"la Raffaella Carra' delle drag queen" non e' una mia affermazione,

ma l'ha dichiarato Luxuria stessa. Leggete questo lancio Ansa.

(ANSA) - ROMA, 13 LUG - Nasce un nuovo varieta' estivo senza freni, fresco, leggero, comico e surreale intitolato 'Cocco bello', in onda su 7 Gold dal 21 luglio. Il programma e' condotto da Vladimir Luxuria che dice: 'Saro' la risposta drag alla Carra''. Vladimir avra' un partner aitante per ogni puntata. Nella prima il ruolo di co-conduttore tocchera' a Max Parodi. Tanti gli ospiti attesi, a partire dalle Lecciso, Patrizia De Blank, Marta Flavi, Carmen Di Pietro, e personaggi come Tarzan e Greta Garbatella.

Notare che tra agli ospiti ha avuto anche le Lecciso stesse.
Ogni ulteriore commento e' superfluo.

Altro passaggio dell'articolo:

"nel movimento glbt piu' di uno maligna: cercano solo di ritagliarsi un quarto d'ora di celebrita'".
Ahah, figuriamoci.. Ne io ne lui abbiamo bisogno di questo celebrita' e certamente il "nostro quarto d'ora" non e' di sicuro questo.
Peccato non avere sotto mano (ci metto troppo a cercarla) una citazione dei CRASS verso il "quarto d'ora di celebrita'", che e' originariamente una frase di Warhol e che significa ben altro, dato che ha un preciso senso rivendicativo e non infamante.

Ultima cosa: Luxuria si incazza contro l'AIT.
Disconosce una associazione trans, che per quanto piccola e mimimale, esiste comunque, e ha diritto di cittadinanza politica come tutte le altre.
Invece lui cita i  suoi alleati (tra parentesi l'Arci Trans non lo e', e non mi risulta tanto neppure il MIT di Roma. Per quel che riguarda il MIT di Bologna, il problema della solidarieta' e" politico" e riguarda piu' Facciamo Breccia, credo, che non l'attivita' vera e propria del Luxuria) che pensa possano difenderlo.
Ma disconoscere politicamente qualcuno, addirittura qualcuno che ha una vita tragica di sofferenza,  quando si gioca ogni giorno la carta del PIETISMO, beh, questa non e' proprio da Luxuria, cioe' da un futuro deputato di un partito della.."sinistra"....
Magari ce lo si puo' aspettare da una rompicoglioni situazionista come la Velena, che infatti delegittima Luxuria, ma dal principino del vittimismo, proprio no.

ok, basta cosi'.
Lui dira' di avere cose piu' importanti da fare,
io di sicuro le ho, che non sia il parlare della noia del nulla.

Helena Velena


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CORRIERE DELLA SERA - Giovedi' 30 Marzo 2006


aggressioneluxuria




L'al lupo al lupo mediatico della "Lecciso del centrosinistra" (e non dei poveri, non mi permetterei mai una cosa simile) mostra pienamente la corda.
Non di "AGGRESSIONE FASCISTA" SI TRATTA.
Anzi, non solo non si tratta di fascista, ma neppure di aggressione.
Una semplice contestazione, peraltro pacifica, di militanti di AN, trasformata pero' in una richiesta globale di solidarita' a cui una parte del popolo GLBT, a questo punto mi vien di pensare "quella piu' ingenua, semplicisticamente buonista", e' caduta bellamente.
E quindi il totale vuoto politico di una persona a cui di politica, men che meno di sinistra, non fregha nulla se non riempie il suo portafoglio,viene riempito da una solidarieta' verso il nulla, una pura invenzione, un'esagerazione mediatica capitata ad hoc (e se non c'era, bisognava proprio inventarla).
La carriera politica del furo deputato Luxuria (certo che Guadagno e' proprio un cognome perfetto!!) e' basata solo su questo, colpi di fortuna offerti dall'avversario.
La Mussolini che lo "offende" chiamandolo con una parola che tutti noi rivendichiamo, i militanti di AN, che rispondono alla sua soubrettaggine con gli stessi metodi.

Infatti l'organizzatore della contestazione dichiara:

"ABBIAMO MANIFESTATO CONTRO UNA CANDIDATURA SPETTACOLO
E ABBIAMO FATTO SPETTACOLO ANCHE NOI"

Parole piu' chiare non le potevano dire.
Ma l'ipocrisia stalinista dei pseudo-comunisti ovviamente accetta solo il proprio spettacolo,
e non quello dei loro avversari.
Peccato, piccolo berlusconi pseudo comunista per interesse momentaneo, che una risata ti seppellira', come si meritano tutti quelli che da sinistra mettono in essere il loro essere, sostanzialmente, di destra.

un'altra nota importante e' che l'articolo del Corriere della Sera riporta correttamente le mie parole, cioe':
"Per coprire il suo vuoto programmatico, la Lecciso del centrosinistra vuole apparire come il novello martire dei froci".

Ma molto significative sono le parole in proposito, di Teodoro Bontempo:
"LUXURIA E' STATA TRASFORMATA IN UNA VITTIMA, ORA SARA' DIFFICILE CRITICARLA SENZA ESSERE ACCUSATI DI MACHISMO".

Quindi, quando quelli che dovrebbero essere i nostri amici usano le strategie del Vuoto e del Controllo Sociale Spettacolare del nemico, e producono il trovarsi daccordo con le parole dei nemici di entrambi, significa che la farsa e' diventata ormai una tragedia che puzza del fetore fascista che si pretenderebbe di combattere.

Helena Velena

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CORRIERE DELLA SERA - Martedi' 7 Marzo 2006

Helena_rettifica

Questo e' il testo della rettifica che ho inviato al Corriere della Sera in seguito alla pubblicazione della mia foto in cui mi si attribuiva una preferenza di voto per Rifondazione Comunista...........

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Desidero rettificare l’indicazione di preferenza di voto a Rifondazione Comunista a me attribuita tramite l’apposizione del logo di detto partito ad una mia fotografia nell’articolo “Dal frustino di Velena all’impegno di Busi, trans e gay alla prova del voto”, sicuramente dovuta ad un errore.
La mia lunga militanza nella scena punk italiana che ho contribuito a creare, mi ha sempre vista su posizioni libertarie specificamente "situazioniste".
Per questo motivo non ho mai aderito a nessun partito ne organizzazione politica.
Cio’ non toglie pero’ affatto che non possa rivendicare e lottare per precisi diritti che a me a tantissim* altr* cittadin*, non esclusivamente di ambito gay-lesbico o trans, sono al momento negati.
Non e’ solo quindi per una mia visione politica di sinistra assolutamente avversa all’ipotesi comunista come unica possibilita’ (specie quando arroccata su posizioni leniniste/staliniste), che diversi quotidiani tra cui la stessa Liberazione, organo del PRC, hanno riportato del mio duro attacco a Fausto Bertinotti e alla politica del suo partito, ma proprio perche’ questo partito si e’ fatto promotore delle lotte del Movimento GLBT, chiedendoci un massiccio sostegno, per poi tradirne sfacciatamente le richieste in nome di una politica moderata schiacciata su un immaginario centrista addirittura piu’ rispondente alle richieste delle Gerarchie Ecclesiastiche di quanto mostrino gli stessi elettori cattolici.
Per questo motivo, pur senza accettare per scelta alcuna candidatura, sosterro’ invece il lavoro politico dell’unico partito che, con gia’ una lunga storia di battaglie per i diritti civili vinte, anche a favore della popolazione transessuale e transgender, mostra di impegnarsi fattivamente e frontalmente, in modo dichiaratamente laico, alle lotte per i diritti della popolazione GLBT, e di tutt* quant* aspirino ad una vita svincolata da ingerenze ideologiche nelle proprie scelte private.

Io Helena Velena votero’ e sosterro’ quindi la Rosa nel Pugno.


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CORRIERE DELLA SERA -

frustinodivelena-sm

LE SCELTE ALLE URNE

Dal frustino di Velena all'impegno di Busi, trans e gay alla prova del voto


ROMA - Gay e lesbiche. I loro voti piacciono. E scottano. In tutti i sensi. Ci sono testimoni. La scena è questa: un transgender di 43 anni chiamato/a Helena Velena - cappotto leopardato, minigonna in pelle, calze autoreggenti strappate e bracciali borchiati - che sfiora il collo di Fausto Bertinotti con un frustino. E lui, il segretario di Rifondazione comunista, che resta lì, sorpreso e forse impaurito, muto e immobile, nel rimbombo di sghignazzi e applausi eccitati del centro congressi di via Cavour, scelto per affrontare, appunto, «i dubbi di gay e lesbiche», dubbi da tramutare in consensi, in voti.

È successo martedì pomeriggio, a Roma. Il quotidiano Liberazione ha seguito l'assemblea. Il direttore Piero Sansonetti ha deciso di aprirci il giornale. Il titolo, ieri, era questo: «Siamo con voi, con voi possiamo vincere». Anche se poi non sono stati pochi quelli che hanno rimproverato al leader comunista di aver «ceduto alla Margherita su un mucchio di questioni». A cominciare, ovviamente, «dai Pacs. Un problema che Emma Bonino affronta meglio, molto meglio di te, Fausto».

L'ha scritto persino il quotidiano del partito: quello con il movimento Glbtq (gay, lesbiche, bisessuali, transgender e queer) era «forse l'appuntamento più difficile. Perché è il punto più dolente del programma dell'Unione, perché in questo caso il compromesso è più evidente».
Titti De Simone, fondatrice di Arci-lesbica e capolista per Rifondazione in Emilia- Romagna, smorza però i toni: «Non esagererei. Il movimento gay ha, da sempre, un rapporto di fiducia con noi di Rifondazione... Quanto a certi personaggi, che pure girano, cosa c'entrano con noi?».

C'entrano. Come Mondrian, per esempio: ex maestro elementare e fondatore del Gender e del Degrado, i primi due locali transgender d'Europa, conosciuti nella Capitale anche per essere «frequentati da onorevoli e attori, da intellettuali e magistrati». Tutti attirati da cosa, signor Mondrian? «Dal nostro essere liberi. Da noi si parla e si fa sesso. Si è liberi, insomma, di far tutto. Come me, che sono...». Che è? «Militante iscritto a Rifondazione. Fausto lo sa. Titti De Simone no?».

Volti nuovi che portano, o dovrebbero portare, preferenze: come Vladimir Luxuria, candidata Prc ormai onnipresente. «Facciamo il tifo per lei, cioè per lui», dicono al Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. «Questo si sa, ma se è vero che il 72% degli omosessuali italiani vota a sinistra, noi ne rappresentiamo almeno il 35%»: ottimista Franco Grillini, in lista «sicura» a Milano con i Ds. «E non sono il solo: candidiamo anche Vanni Piccolo a Roma, Alessandro Zan a Padova e Agata Ruscica in Sicilia». Gay e lesbiche che spostano voti. «Tre milioni di omosessuali, perché tanti ce ne sono in Italia, che si apprestano - si rattrista Alessandro Cecchi Paone - a rimediare una solenne fregatura. Sono disamorato e indeciso per chi votare. Nessuno, temo, una volta al governo, si ricorderà infatti di noi...». Questo tranquillizza anche Enrico Oliari, presidente di Gay-Lib, gli omosessuali di destra. «Sui Pacs quelli del centrosinistra parlano parlano, ma sono così distanti da noi... e poi la verità è che io sono da sempre iscritto ad An».

Allibito il filosofo Gianni Vattimo. «Un gay iscritto ad Alleanza nazionale?». Proprio così. «Un gay dovrebbe sempre essere di sinistra. Infatti io voterò per i Comunisti italiani, pur tentato dalla Rosa nel pugno...».
Che, invece, avrà il voto dello scrittore Aldo Busi - «Cosa me ne faccio di una sinistra radicale? Per Pannella e i suoi farò una campagna elettorale a dir poco sfrenata» - e la candidatura di Luca Trentini (presidente Arcigay di Brescia). Altri leader scontati: Alfonso Pecoraro Scanio (bisex) per i Verdi, Nicki Vendola (gay) per Rifondazione. Cui andrà anche il voto dell'attore Leo Gullotta (amico personale di Bertinotti).


Imbarazzo per il regista di origine turca Ferzan Ozpetek, che al Corriere ha già spiegato: «Sono di sinistra, ma il mio mito è Tina Anselmi».

Fabrizio Roncone
02 marzo 2006

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IL MANIFESTO - Mercoledi' 1 Marzo 2006


Pacs, i movimenti non assolvono Bertinotti
Alla fine il segretario strappa l'applauso, ma i rimproveri sono molti. Con un avvertimento: «Preferiamo la Rosa»
GIULIA BIANCHI
ROMA
L'applauso lo strappa solo alla fine. Prima, invece, Fausto Bertinotti ribatte decisamente infastidito ai precisi rimproveri del movimento gay, lesbo, bisex e trans (Glsb) incontrato ieri in un hotel romano insieme a Vladimir Luxuria.
Il candidato del Prc nella circoscrizione Lazio 1 viene beccato perché «si faceva pagare anche agli spettacoli di beneficenza». Mentre Bertinotti, va giù dura la platea, «ha accettato il compromesso sui Pacs» e «non è riuscito ad arginare Rutelli». Quanto basta per essere «delusi» da Rifondazione e preferire la Rosa nel pungo. Delusione rumorosa quella di Imma Battaglia (dal circolo Mario Mieli a Gay Project), Helena Velena e il resto dell'eresia non etero. Al punto di far perdere le staffe al leader del Prc quando è partita una raffica di interruzioni da parte di iscritti alla stessa Rifondazione per niente convinti del compromesso raggiunto sulle unioni civili. E «nel caso quella legge non si fosse nei primi cento giorni, lei che fa?», incalza Klaus Mondian nel cui portafogli la tessera di Rifondazione ora imbarazza un po'. «Se lei pretende che le dica che faccio tornare Berlusconi, io non glielo dico - ribatte Bertinotti - Le battaglie si fanno per vincere non per segnare una bandiera. Partirei dai diritti delle unioni di fatto: decliniamoli, visto che nel programma non sono precisati».

Sarà, ma secondo Battaglia non c'è altro da registrare che un «cedimento alla Margherita e l'incapacità di Ds, Prc, Pdci e Verdi di arginare Rutelli». Fosse vero che il leader di Rifondazione «preferisce la simbologia di Vladimir e Caruso - insiste Battaglia - allora sbattere la porta come Emma Bonino è per noi simbolo di fierezza in cui ci riconosciamo». Non piacciono invece le «unioni di solidarietà» varate in Puglia dal governatore comunista e gay Nichi Vendola. Perché «onorevole Bertinotti - suona il rimprovero - Lei ha sposato sua moglie per solidarietà?»...
Quando poi Luxuria parla di portare «le sofferenze» in parlamento, Velena interrompe sbottando contro un «politichese» da venditori di fumo.

Vabbè, ma «l'aggressione personalizzata è una pessima cultura di destra», puntualizza allora il segretario alquanto stizzito. E al contrattacco: «Non vogliamo cooptare i movimenti: le loro critiche vanno affrontate con serietà - sale di intensità la voce di Bertinotti - Non siamo qui a vendere fumo: se uno non è d'accordo con noi, non ci voti. Ma se mi vengono portate qui le posizioni della Rosa nel pugno, io non ci sto a mischiare il grano col loglio». Il leader del Prc si dice anzi «convinto di avere un ragione in più per chiedere il consenso ai movimenti» rispetto alla Rosa, vantando la propria tenacia durante la trattativa sui Pacs. «Farò così anche domani - carica Bertinotti - perché noi quando ci siamo assunti la responsabilità di rompere, abbiamo rotto». Oggi che invece il Prc punta sulla realizzazione del programma non vuole scoprire il fianco. Perché «lo vuoi capire che al vertice Rutelli è sempre stato al telefono con qualcuno a cui leggeva i programmma?», argomenta Bertinotti a chi gli si fa incontro a fine riunione. Quanto serve a convincere qualcuno «a non stracciare la tessera» nonostante la delusione. Anche chi rinuncia alla separazione derubrica la relazione con il Prc al realisomo dell'«unione di fatto...».


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LIBERAZIONE - Mercoledi' 1 Marzo 2006

Liberazione, quotidiano di Rifondazione Comunista, pubblica in prima pagina un articolo che si intitola: "insieme possiamo vincere", e, come organo di partito, tiene le difese del suo Segretario.

Ma oggettivamente non potendo contrastare la vox populi di tutti gli altri quotidiani e servizi televisivi, e' suo malgrado costretto a documentare la forte opposizione a Bertinotti, alla sua Politica Spettacolo e alle sue mediazioni perdenti.
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Bertinotti affronta i dubbi di gay e lesbiche:

«Siamo con voi, con voi possiamo vincere»

Forse l'appuntamento più difficile. Perché è il punto più dolente del programma, perché in questo caso il compromesso è più evidente. Perché le attese erano enormi, perché su quelle attese, su quegli obiettivi s'è costruito un movimento. Che ha saputo dialogare con la politica, con i partiti. Con Rifondazione. Poi, però, a conti fatti nel programma dell'Unione, nel paragrafo sulle unioni civili si parla di estendere i diritti individuali. Delle persone. Ma non c'è il riconoscimento delle unioni civili. Niente Pacs, insomma. Ed allora, il confronto si fa duro, difficile. Ma si fa, comincia.
Ed è cominciato proprio ieri pomeriggio, in una sala del Centro Cavour, a Roma. Fausto Bertinotti, Titti De Simone, Wladimir Luxuria e Saverio Aversa, responsabile delle "cultura delle differenze" del Prc, hanno incontrato i rappresentanti di decine di associazioni, e organizzazioni dei glbtq, gay, lesbiche, bisessuali, transgender e queer.
Un incontro non facile. Dove la polemica a volte lambisce la propaganda. Per altri partiti. Come nel caso di Helena Velena che dà dello stalinista a Bertinotti, mitigato da un altro aggettivo «fricchettone». Si avventura in ragionamenti sul perché Rifondazione abbia ceduto su questo punto, e non su altri. Come per esempio nella difesa dei metalmeccanici. «Potevate dire: senza i nostri voti non battete Berlusconi. Se non ci sono i Pacs usciamo dall'alleanza». E propone questa lettura: è un prezzo che avete scelto di pagare per avere il benestare ad entrare nel governo. Meglio allora, dice, la Rosa nel Pugno, gli unici ad aver accettato le nostre proposte.
Ma non tutto è così. Certo, l'amarezza è un dato costante. Bilanciata da una valutazione politica: la comincia a fare Antonello Dose, di Arcobalena, la continueranno a fare tanti dell'Arci Gay e dell'Arci Lesbica. E la farà, ripetendo quasi le stesse parole di chi l'ha preceduto, anche il segretario di Rifondazione, Bertinotti. «Non si può esercitare un ricatto, una pressione su un problema come quello che riguarda il mandare a casa il governo delle destre». Spedire Berlusconi, le sue politiche, la sua cultura omofobica e di guerra all'opposizione è una «necessità». Anche di questo movimento, di questi movimenti. Altri cinque anni di destre sarebbero insopportabili per tutti.
Detto questo, però, l'amarezza resta. Come quella del direttore di Pride, Giovanni Dall'Orto. Che non è potuto, né voluto venire all'incontro. Ha mandato la copia del suo ultimo editoriale, nel quale invita a votare Rifondazione. Ma lo fa, scrive, senza entusiasmo. Anche perché - dice - «adesso il nostro segretario si dice addirittura orgoglioso di quel compromesso».
Ma è solo uno degli equivoci che l'incontro riuscirà a diradare. «Scontriamoci - dirà il segretario - confrontiamoci ma evitiamo di fraintenderci. Non ho mai detto d'essere orgoglioso di quel compromesso. Che anzi, dico esplicitamente, come ho sempre detto, abbiamo subito. Ho detto invece d'essere orgoglioso di aver imposto che un governo dell'Unione, di fronte alle divergenze, preveda comunque un suo intervento sulla materia». Si sarebbe potuto fare in un altro modo. Si sarebbe potuto decidere che di fronte ai contrasti, il capitolo venisse derubricato. Tolto di mezzo, rinviato all'autonomia del Parlamento. Ma a Rifondazione sarebbe sembrato assurdo che un governo di svolta, che deve essere di svolta anche sul piano dei diritti, non prevedesse un intervento legislativo su questa materia. Da qui, quel compromesso.

Bertinotti, lo dice subito, non è alla ricerca di facili consensi. Neanche a lui piace quel compromesso. Però da lì si può partire. Perché è vero che leunioni non sono prese in considerazione ma lì, in quel documento, si parla dei diritti degli individui, anche di quelli che fanno parte delle coppie. Diritto alla reversibilità della pensione, diritto alla casa che Bertinotti propone di «esigere» subito. Nei primi cento giorni.
Qualcuno o qualcuna in assemblea dice che «non ci crede più». Uno domanda: «E se entro i primi cento giorni non accade nulla, che fate?». Bertinotti risponde citando la vicenda di Napoli: «Un anno fa, l'amministrazione decise la privatizzazione del bene acqua. Alcuni ci suggerirono di uscire subito dalle giunte. Abbiamo scelto un'altra strada. Quella di sollecitare i movimenti, di entrarvi, di suscitare battaglie e lotte. Un anno dopo, a Napoli s'è deciso che l'acqua resterà pubblica». E' una strada, la più difficile, ma è la strada.
Certo, in questo caso è ancora più impervia. Perché con un lucidissimo intervento, la presidente del circolo Mario Mieli, Rossana Praitano, spiega che il diniego a riconoscere le coppie di fatto non è aggirabile. Perché senza non potrà esserci l'intervento solidale, mutualistico dello Stato a difesa del soggetto più debole. Anche qui, Bertinotti riconosce tranquillamente il fondamento di questa posizione. Eppure, lui con una lunga storia di sindacalista alle spalle, sa che spesso è accaduto che intervenendo sugli effetti si è poi riusciti ad aggredire le cause. E allora, propone di «esplorare strade inedite». Di non fermarsi. Di provare, di riprovarci. Suscitando movimenti. Sì, movimenti che Rifondazione non considera una risorsa in più. Considera lo strumento per cambiare la politica, per renderla capace di aggredire e risolvere i problemi. Anche i problemi delle coppie di fatto.
Altre vie non ne vede. Certo, ci sarebbe quella del gesto di teatro. Per capire: quello fatto da Emma Bonino che all'ultima giornata di trattativa sul programma, ha deciso di andarsene. Sbattendo la porta. Atteggiamento che qualcuno, anche in questa assemblea, ha apprezzato. Ha sbattuto la porta, salvo poi firmare il documento, assieme a tutta la Rosa nel Pugno, quindici giorni dopo. «Ecco - dirà Wladimir Luxuria, che ha parlato in un momento di altissima tensione, dovendo superare la voce anche di chi la accusava di aver cercato una sovraesposizione mediatica - quello non sarà il mio metodo. Perché preferirò sporcarmi le mani, lavorare, utilizzare ogni secondo utile per strappare piccole conquiste che vadano nella direzione giusta. Piuttosto che illudere le nostre comunità, con gesti clamorosi, magari solo alla ricerca di qualche voto in più».
E allora, com'è finita? Forse con le parole di una dirigente dell'Arci lesbica, Celeste. Delusa, come tanti e tante. Amareggiata. Che riporta senza commentare la scelta della sua organizzazione di non impegnarsi in questa campagna elettorale. Avrebbe preferito di più, era convinta di essere ad un passo dall'obiettivo. Invece è ancora lontano. «Ma non scherziamo: di là c'è Tilgher, Fiore, c'è la morte». Nessun governo amico, allora. Ma solo una situazione leggermente più favorevole. Per ricominciare a battersi. In completa «autonomia». La stessa che Bertinotti non solo assicura. Ma chiede: «Il nostro ruolo lo pensiamo così. Capaci di interloquire coi movimenti, da posizioni di reciproca autonomia. Ne va delle sorti della democrazia». O forse finisce con la stessa persona che aveva interrotto il segretario chiedendogli che cosa avrebbe fatto se non fossero stati rispettati neanche questi patti, che rincorre Bertinotti fin nella macchina. «Segretario, quel programma è il minimo. Tieni duro, lo vogliamo entro i primi cento giorni. Auguri».
di Stefano Bocconetti (mercoledì 1 marzo)


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REPUBBLICA - Mercoledi' 1 Marzo 2006

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